Pubblicato il: 20 Luglio, 2009. Ore 21:30.
Quarant'anni dallo sbarco sulla Luna. Il punto della situazione.
«Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità. »

Servono otto anni a completare quel sogno, quell'ardito progetto, quell'allucinazione collettiva, che è stato e sarà per sempre l'Allunaggio. E' la domenica pomeriggio di 14610 giorni fa, il giorno della nascita e della morte della fantasia umana.
Le parole virgolettate erano del presidente Kennedy, John Fitzgerald, ma quella scommessa era impressa come un marchio rovente nell'immaginazione di ogni persona sul pianeta. Chiedete a qualsiasi persona che abbia superato i quarant'anni dove si trovava e cosa stesse facendo nel preciso istante in cui l'uomo conquistavano il satellite terrestre, il trofeo più ambito della guerra fredda: la Luna.
Chiedete a chiunque. Vi risponderà.
Non in modo distratto, come ci si potrebbe aspettare da chi scava nel passato, al contrario, vi risponderà con gli occhi lucidi di chi ha avuto il coraggio di sognare, immedesimarsi, provare a quantificare con pensieri e razionalità quello che è (sembrava) statisticamente irraggiungibile.
L'uomo ha sempre avuto una particolare predilezione per l'infinito. Infinito come il cielo, il mare, lo spazio, i numeri e la conta di tutte le stelle, allo stesso modo è infinito il disio umano di conoscenza ed esplorazione.
"Here men from the Planet Earth first set foot upon the moon, July 1969, A.D.We came in peace for all mankind."
"Qui uomini dal pianeta terra hanno poggiato piede sulla luna per la prima volta nel Luglio 1969, Anno Domini. Veniamo in pace per tutta l'umanità."
Era domenica dicevo. Il luglio del millenovecento sessantanove. Una domenica d'estate come ne passano tante sotto la volta celeste. Ma non quella. Quella, era una domenica speciale. Un solco a forma di stivale e parole in grado di motivare una generazione intera ne fanno la più grande delle domeniche dell'umanità.
Lo intravedete "il piccolo passo" contrapposto al "grande balzo", la spregiudicatezza contrapposta alla poca umiltà dell'uomo nell'accedere alla conquista astrale? Se è vero che la fortuna è quel momento in cui la preparazione incontra l'opportunità, gli Stati Uniti furono "fortunatissimi", seppero infatti utilizzare in modo eccellente il carburante essenziale per questa impresa così ardita: la brama di infinito. Come comburente invece utilizzarono la fantasia e l'immaginazione.
Alla fine tuttavia, il comburente si esaurì. L'immaginazione fece presto posto alla noia ed all'apatia, come spesso succede per i grandi traguardi, l'intera generazione era dinnanzi al più grande di tutti i successi, il più sconfinatamente vasto raggiungimento umano. L'uomo poteva ottenere qualsiasi cosa, bastava la determinazione, la voglia, l'impegno.
L'uomo poteva tutto. Quindi smise di volere tutto. Appagato. Appagata un'intera generazione, padri, figli, nipoti. Adesso che si poteva, perché farlo? Perché non prendersi una pausa in quell'assurda ed affannante rincorsa che altro non era la guerra fredda? Perché non "godersi" un po' di meritato riposo?
L'immaginazione al riposo. Questa fu ka vera conseguenza dell'allunaggio, o del presunto tale (?).
>> Foto della NASA
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